Ante Scriptum: Su invito del visitatore Gabrons che nel post sui finanziamenti pubblici alla Chiesa Cattolica di Roma chiede che venga trattata per par-condicio anche la questione dei finanziamenti ai sindacati, riporto qualche dato trovato su internet, ma di cui non garantisco la piena affidabilità.
Il seguente articolo riassume tutto il materiale trovato su internet.
Nel “Libro grigio del sindacato” (che personalmente non ho avuto occasione di leggere, NdA) si documentano, per quanto è possibile dato il diritto al segreto che hanno Cgil e compagni, la monumentalità di questo capitalismo sindacale che ora si impanca a moralista della trasparenza.
Ogni anno nelle casse dei tre sindacati piove più di un miliardo di euro. Hanno 20mila dipendenti, non sono tenuti a rispettare l’articolo 18, né devono rendere conto di come spendono i soldi.
Scrive Giorgio Bianco: «Se facessero conto sulle tessere non potrebbero nemmeno sostentarsi. Ma le loro entrate sono ingenti e garantite.[…]. Le principali: finanziamenti pubblici ai patronati, contributi del ministero delle Finanze ai Caf, i distacchi (permessi, aspettative, ecc ecc con contributi previdenziali a carico dell’Inps), le ingentissime somme incassate per la formazione professionale. Queste attività sono spesso a scopo di lucro, nonostante i sindacati siano protetti da condizioni di privilegio o di quasi monopolio. Inoltre incassano balzelli su ogni rinnovo di contratto collettivo, e anche un contributo sulla disoccupazione agricola».
C’è altro. Gli immobili di grande importanza nel cuore delle città. Un esempio: la Camera del Lavoro (Cgil) di Milano, esempio glorioso di architettura mussoliniana, è loro. Loro? Ma certo. Ai sindacati sono stati passati i palazzi che facevano capo alle organizzazioni corporative del periodo fascista: una legge del 1977 li ha «concessi» a Cgil-Cisl e Uil. Possono avere azioni, investire come crede, finanziare centri studi, senza dover rendere conto del denaro che maneggiano. Questo in virtù dell’Articolo.39 della Costituzione: «Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso gli uffici locali o centrali, secondo le norme di legge. […] I sindacati registrati hanno personalità giuridica».
Peccato che i sindacati non si siano mai registrati e continuino a rimanere società di fatto, quindi a gestire migliaia di miliardi senza la minima trasparenza. Non presentano bilanci, non hanno rendiconti ufficiali, non hanno conti consolidati a livello di federazione.
Non sarebbe il caso di chiedere ai sindacati di tirare fuori i conti, di palesare il proprio patrimonio? Adesso poi che le confederazioni gestiranno i fondi pensione, stiamo freschi. Saranno loro il nostro capitalismo. Che guaio. Che ipocrisia: i sindacati hanno posizioni di rendita parassitaria, succhiano soldi alla collettività, e poi ci fanno la predica sulla moralità. Quasi quasi, meglio i furbetti. Almeno questi, qualche volta, se rubano, rischiano la galera.