Fu così che nacque la teoria della relatività
Giovedì, Luglio 17th, 2008La storia degli uomini è davvero molto strana. A volte passano millenni senza che accada nulla; altre volte, in meno di un secolo si assiste a spettacolari ed inimmaginabili progressi.
E proprio gli albori dello scorso secolo (1905-1906) hanno rappresentato un punto di svolta cruciale per le nostre abitudini, i nostri usi ed i nostri consumi.
Volendo ripercorrere a grandi linee le tappe che portarono Einstein alla scoperta della relatività dobbiamo partire da qualche secolo prima.
Il genio di Maxwell, dopo aver formulato le quattro equazioni fondamentali dell’elettromagnetismo che tutt’oggi portano il suo nome, (e che sono la base di tutta la moderna tecnologia informatica, elettronica e telematica) si rese conto che da codeste equazioni veniva fuori, tra le altre cose, un fatto assolutamente strabiliante: l’energia elettromagnetica, pur non avendo massa, possedeva una quantità di moto, ovvero era capace di esercitare una pressione nei corpi dove incideva.
Questo sorprendente risultato lasciò di stucco tutti gli scienziati dell’epoca anche perchè, è bene ricordarlo, non si conosceva ancora la struttura atomica della materia e quindi non era semplice come lo sarebbe oggi saper giustificare il fatto che la luce (o qualsiasi altra radiazione elettromagnetica) colpendo un oggetto esercita in esso una forza (ovvero lo spinge).
Einstein si cimentò a spigare la provenienza di queste forze legate alla radiazione elettromagnetica (ed alla luce in particolare) e, senza volerlo si ritrovò ad avere ideato la “teoria della relatività” (che ben poco aveva a che fare comunque con le forze scoperte da Maxwell).
Fu nel 1906 che Einstein pubblicò quindi il volume che avrebbe rappresentato lo spartiacque nella storia della moderna scienza, “Sull’elettrodinamica dei corpi in movimento“. Einstein, per giustificare i suoi sorprendenti risultati, postula essenzialmente i seguenti punti:
1) la velocità della luce è sempre la stessa da dovunque la si misuri (se una macchina ha i fari accesi ed è ferma o corre a 100 km/h la velocità della luce dei fari è sempre la stessa).
2) il tempo non è costante a seconda del sistema di riferimento in cui si misura (vedi l’esempio dei gemelli, uno che vaga nello spazio ad altissime velocità e torna giovane e l’altro che rimasto sulla terra è invece naturalmente invecchiato). [Su questo secondo punto è bene ricordare che, fin dal 1600 con Galileo, si era pensato erroneamente, e fidandosi troppo dell’intuito, che il tempo fosse ovunque costante e per questo motivo l’elettromagnetismo rimase paralizzato dal 1600 e da Coulomb fino ad Einstein, ovvero per più di 300 anni]
3) tutte le leggi della fisica sono invarianti in forma rispetto alle trasformazioni di Lorentz. [A differenza delle trasformazioni di Galileo, in queste il tempo dipende dal sistema di riferimento in cui si effettua la misura]




